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Breve storia delle forme di Governo

BREVE STORIA DELLE FORME DI GOVERNO


Le forme di governo sono fenomeni di natura sociale dunque ogni forma di governo è figlio di quella che lo ha preceduto ed è destinato a influenzare quello che lo succederà.


PARLAMENTARISMO INGLESE

La rivoluzione del ‘600 contro un Re papista portò all’esclusione dalla linea di successione di Giacomo I e di suo figlio Giacomo Eduardo, con la conseguente salita al trono di Guglielmo d’Orange.


La vicissitudini politiche e istituzioni che ne seguirono - Act of Settlement del 1701 e riforma elettorale del 1832 - contribuirono ad affermare la centralità del Parlamento quale luogo di confronto e dibattito ma soprattutto come organo volto a limitare la discrezionalità del poter regio.


Il potere esecutivo spettava al Re, il quale agiva tramite i suoi ministri, bisogna ricordare che l’esercizio del potere - salvo le prerogative esclusive del monarca - era limitato al rispetto del Parlamento e delle consuetudini del common law.




Il potere legislativo spettava invece al Parlamento, il quale poteva mettere sotto stato d’accusa - impeachment - i funzionari del Re che si fossero macchiati di un qualche reato.


Il problema è che gli inglesi di tutto si preoccuparono tranne che di codificare questo modello, rendendo difficile la sua attuazione in un contesto diverso da quello britannico.



PARLAMENTARISMO FRANCESE


Nel 1813 i Borboni tornati a Parigi dall’esilio a Londra accordarono una carta ottriata ossia concessa, instaurando un Parlamento Bicamerale composto dalla Camera dei Pari - di nomina regia - e dalla Camera dei Deputati - eletta a suffragio ristretto.


Una monarchia costituzionale assicurava l’equilibrio tra principio legittimista del Re e quello di rappresentanza della Camera dei Deputati, la quale nonostante fosse eletta a suffragio ristretto, rappresentava pur sempre interessi diversi da quelli della Camera dei Pari.


Nel 1830 le limitazioni dell’elettorato divennero intollerabili, fu allora che una volta salito al trono, il Re Luigi d’Orleans decise di farsi promotore dell’allargamento dell’elettorato, concesse poi una costituzione che non si fondava più sul principio di legittimazione ma di sovranità nazionale.

Il Re, nonostante conservasse importanti prerogative, decise di intervenire con discrezionalità nella formazione dell’indirizzo politico: monarchia orleanista



Nel 1848 scoppiarono in Europa diverse proteste di rivendicazione di una nuova forma di organizzazione dei poteri che limitasse le prerogative regie e assicurasse maggiori diritti ai cittadini, in Francia venne approvata una nuova Costituzione:

    • Suffragio universale maschile
    • Presidente eletto dal corpo elettorale
    • Ministri rispondevano al Presidente

Le prime elezioni presidenziali portarono alla vittoria di Luigi Napoleone ma alle elezioni per l’Assemblea sia formò una maggioranza monarchica, segnando una frattura insanabile tra Presidente e Parlamento, quest’ultimo approvò una legge volta a limitare il suffragio.


Nel 1851 tuttavia un colpo di Stato ha permesso a Napoleone di ripristinare il suffragio e di approvare una nuova costituzione che estendeva il mandato presidenziale a 10 anni, ma dieci mesi dopo un plebiscito sancì la nascita dell’Impero di Napoleone III.


Questo episodio ha in qualche modo compromesso la figura del Presidente per oltre cent’anni, dove ogni ipotesi di elezioni diretta era correlata a torsioni autoritarie.



Nel 1875 le leggi costituzionali dovettero tener conto delle pretese dei monarchici:

    • Parlamentarismo dualista
    • Presidente eletto dall’assemblea Nazionale e con poter di sciogliere le Camere


Quando il presidente MacMahon - filomonarchico - non riuscì ad imporre il proprio programma politico all’assemblea a maggioranza repubblicana, decise di scegliere le Camere, ma venne sconfitto.


Venne sostituito da Grévy, il quale aveva un enorme rispetto per il Parlamento dunque decise di attuare le prerogative costituzionalmente riconosciute alla sua figura, avviando una prassi che verrà mantenuta dai suoi successori per ben 63 anni ossia non sciogliere le Camere, questo contribuirà non sono ad indebolire il ruolo del Presidente ma soprattutto rafforzare in maniera eccessiva il Parlamento.


Durante la prima ondata costituzionale - 1946 al 1949 - la Francia del secondo dopoguerra decise di mantenere l’assetto della III Repubblica, l’unica novità era l’introduzione di un Parlamento monocamerale, la prima proposta della costituente fu quindi bocciata, la seconda invece non fu molto più soddisfacente: introduceva un bicameralismo ineguale, manteneva la forma di governo più o meno com’era e non si preoccupò a codificare i rapporti tra governo e parlamento.


Questo modello conobbe una crisi aggravata dal rischio di un putsch militare, ciò spinse Coty - l’ultimo Presidente della IV Repubblica -  ad affidare il Governo, i poteri d’emergenza e la delega alla riforma costituzionale a Charles De Gaulle, il quale con le sue azioni darà vita ad un semipresidenzialismo a preminenza del presidente a causa della gerarchizzazione della diarchia a favore del Presidente.


La terza ondata costituzionale degli anni ’90 portò alla costituzionalizzazione degli ex Stati sovietici, non che questi paesi non avessero mai avuto una Costituzione, ma essa aveva un valore molto diverso all’interno di uno Stato Socialista.


Molti paesi decisero di conformarsi al modello parlamentare dell’Europa centrale, ma gli ostacoli e le difficoltà di transizioni li spinsero a rafforzare la figura e le prerogative del presidente, quale grarante di continuità e stabilità politica e governativa.


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